Ti è mai capitato di voler stare vicino a qualcuno… ma di non riuscire a lasciarti andare davvero?
Oppure, al contrario, di sentire il bisogno di attenzioni costanti, anche quando l’altra persona non è disponibile?
Se ti sei mai trovato in una di queste due situazioni, sappi che non sei solo. Secondo un recente studio pubblicato su Behavioral Sciences (2024), tutto potrebbe avere a che fare con il tuo stile di attaccamento – e con il modo in cui regoli le tue emozioni nelle relazioni sentimentali.
Perché questo tema è cruciale oggi
Siamo una generazione iperconnessa ma sempre più stressata, in cerca di relazioni autentiche in un mondo che cambia rapidamente. Tra carriere digitali, precarietà e smart working, le relazioni diventano spesso il luogo in cui cerchiamo rifugio… o dove esplodono le nostre fragilità.
Capire come gestiamo lo stress nelle relazioni amorose – soprattutto quando l’altro è o non è disponibile emotivamente – può fare la differenza tra costruire legami solidi o ritrovarsi bloccati in dinamiche ripetitive e frustranti.
Cosa ci dice la scienza: lo studio in breve
Un gruppo di ricercatori olandesi ha analizzato come i diversi stili di attaccamento (ansioso e evitante) influenzano la nostra capacità di regolare le emozioni all’interno delle relazioni di coppia.
Hanno scoperto che:
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Le persone con attaccamento evitante tendono a evitare il supporto emotivo e preferiscono affrontare tutto da sole, anche quando il partner è presente e disponibile.
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Le persone con attaccamento ansioso, invece, cercano maggior vicinanza ma spesso non adattano il proprio comportamento in base alla situazione (ad esempio, continuano a cercare attenzioni anche se il partner è assente o non risponde).
In altre parole: le nostre reazioni emotive non sempre sono flessibili. E questa rigidità può diventare un ostacolo importante nei momenti di stress quotidiano, compromettendo la qualità delle nostre relazioni.
Cosa significa “regolazione emotiva”
Regolare le emozioni non vuol dire “controllarle” o reprimerle.
Vuol dire sapere come reagire in modo sano a ciò che proviamo, scegliendo se chiedere aiuto, distrarci, riflettere o lasciare andare.
La chiave, secondo lo studio, è la flessibilità emotiva:
Saper passare da strategie “interpersonali” (chiedo supporto) a “intrapersonali” (gestisco da solo) in base alla situazione.
Ecco dove sta il problema:
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Se il tuo stile di attaccamento è ansioso, potresti insistere nel cercare conforto, anche quando l’altro non è disponibile.
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Se il tuo stile è evitante, potresti non chiedere mai aiuto, anche quando ne avresti bisogno.
Risultato? Relazioni sbilanciate, incomprensioni, burnout emotivo.
Ti riconosci in una di queste situazioni?
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Mandi messaggi su messaggi quando senti che l’altra persona “si allontana”?
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Ti convinci che “non puoi contare su nessuno” e preferisci chiuderti in te stesso?
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Ti senti spesso incompreso, anche se non riesci a spiegare cosa provi?
Queste risposte automatiche sono il frutto di schemi interiori profondi (gli stili di attaccamento), ma la buona notizia è che si possono riconoscere, comprendere e trasformare.
E allora cosa possiamo fare?
La prima mossa è portare consapevolezza. Lo studio suggerisce che non si tratta di “cambiare personalità”, ma di allenare la flessibilità:
imparare a valutare il contesto e adattare le nostre strategie emotive di conseguenza.
Esempio pratico:
Se il tuo partner non ti risponde subito, puoi imparare a:
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Rassicurarti da solo senza pensare subito al peggio.
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O, se sei il tipo che si chiude, concederti di chiedere supporto quando senti che ne hai bisogno.
Uno sguardo al futuro
In un’epoca in cui la salute mentale è (finalmente) al centro del dibattito, comprendere come funzionano le nostre emozioni nelle relazioni è un passo fondamentale per costruire connessioni sane, rispettose e autentiche.
Non si tratta di diventare “perfetti”, ma di essere più consapevoli, più flessibili e – in definitiva – più liberi.
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Link alla pubblicazione scientifica:
- DOI: 10.3390/bs14090758