Improvviso, travolgente, inspiegabile: l’attacco di panico è un terremoto interiore che scuote corpo e mente senza apparente motivo. Il cuore batte all’impazzata, il respiro si accorcia, le gambe tremano. Ma intorno non c’è alcun pericolo. Solo una mente in allerta e un corpo che reagisce come se stesse per accadere qualcosa di irreparabile.
Chi ha vissuto anche solo un attacco di panico racconta un’esperienza sconvolgente. E spesso è proprio il timore che possa tornare a innescare un circolo vizioso difficile da spezzare.
Cosa accade durante un attacco di panico?
La parola “panico” ha radici mitologiche: Pan, il dio greco, appariva all’improvviso nei boschi, suscitando un terrore istantaneo nei viandanti. Così avviene nel nostro corpo: in un momento apparentemente tranquillo, il sistema nervoso simpatico si attiva senza ragione evidente, dando vita a una tempesta di sintomi fisici e cognitivi.
Il picco arriva in pochi minuti. Tra i sintomi più comuni:
- Palpitazioni
- Sudorazione
- Tremori
- Respiro corto
- Dolori al petto
- Nausea
- Vertigini
- Brividi
- Sensazioni di irrealtà o distacco da sé
- Paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo
Non serve che siano presenti tutti questi sintomi: ne bastano alcuni per parlare di attacco di panico. Alcuni episodi sono più lievi, altri intensi e paralizzanti. Ma il comune denominatore è uno: la persona si sente sopraffatta e senza via d’uscita.
Quando il panico diventa disturbo
Un singolo attacco può lasciare il segno, ma quando se ne temono altri e si cambia il proprio comportamento per evitarli, si entra nel territorio del disturbo di panico.
Secondo il DSM-5, per diagnosticare un disturbo di panico occorrono:
- Attacchi ricorrenti e inaspettati
- Un mese (o più) di preoccupazione persistente o alterazione del comportamento legata agli attacchi
A volte, il disturbo si accompagna all’agorafobia: la paura di trovarsi in luoghi dai quali sarebbe difficile allontanarsi in caso di attacco. Così, chi ne soffre evita autobus, supermercati, cinema, persino passeggiate all’aperto. La libertà si restringe.
Panico o problemi al cuore?
La tachicardia è uno dei sintomi più spaventosi e confonde spesso chi vive un attacco di panico. Ma esistono segnali per distinguere la tachicardia ansiosa da quella cardiaca:
- Frequenza sotto i 130 bpm: probabile origine ansiosa
- Ritmo regolare: tipico del panico
- Esordio graduale e remissione lenta: caratteristica del panico
- Presenza di sintomi come derealizzazione, parestesie, tremori: più comuni nel panico che in aritmie
In ogni caso, una valutazione medica è sempre raccomandata per escludere patologie organiche.
Cosa succede nel cervello?
Il panico è il frutto di un “falso allarme”: i segnali sensoriali raggiungono il talamo e da lì l’amigdala, che li etichetta come pericolosi e attiva il sistema simpatico. La corteccia prefrontale, sede del pensiero razionale, potrebbe correggere l’errore, ma spesso arriva troppo tardi. Così il corpo va in allarme totale.
Se questo accade ripetutamente, si crea una sensibilizzazione. L’amigdala diventa iperattiva, la corteccia meno efficace: ogni minimo sintomo fisico viene interpretato come minaccia. Nasce la paura della paura.
Il circolo vizioso del panico
Secondo il modello di Clark (1986), un segnale innocuo (es. il battito accelerato) viene interpretato come catastrofico (es. “sto avendo un infarto”). Questa interpretazione amplifica l’ansia e i sintomi fisici, in un crescendo che porta all’attacco di panico. Dopo l’episodio, si iniziano a evitare situazioni e sensazioni simili, alimentando ulteriormente il problema.
Fattori che mantengono il disturbo:
- Sensibilità all’ansia
- Attenzione selettiva al corpo
- Comportamenti protettivi
- Evitamenti
- Stato emotivo come fonte di informazione: “se ho paura, allora c’è davvero un pericolo”
Curare il panico: si può
Il trattamento può variare a seconda dei casi e prevede diverse opzioni.
La psicoterapia è spesso l’intervento più efficace, poiché aiuta a riconoscere e gestire le sensazioni fisiche, identificare i pensieri disfunzionali, metterli in discussione e affrontare gradualmente le situazioni temute.
In alcuni casi, può essere indicato un supporto farmacologico, utile soprattutto nel lungo periodo per la gestione dei sintomi. Alcuni farmaci, sebbene efficaci nel breve termine, richiedono particolare attenzione per il rischio di assuefazione.
Tornare a respirare: il panico non è per sempre
Il panico può sembrare un mostro invincibile. Ma è possibile disinnescarlo, imparando a leggere i segnali del corpo senza paura, a rimettere in discussione i pensieri catastrofici e ad affrontare gradualmente ciò che spaventa. Con il giusto percorso, si può tornare a vivere pienamente.
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Link alla pubblicazione scientifica:
https://www.stateofmind.it/attacchi-di-panico/