Psicologia del lavoro nell’era dell’AI

Quando l’AI non è solo uno strumento

Un tempo ci si chiedeva se le macchine avrebbero mai potuto sostituirci. Oggi, la domanda è diversa: come lavoriamo quando lavoriamo con l’intelligenza artificiale? E ancora più a fondo: chi diventiamo quando lo facciamo?

L’avvento delle intelligenze artificiali generative (GenAI), come i modelli linguistici di ultima generazione, sta rivoluzionando il mondo del lavoro. Ma non solo in termini di produttività o mansioni. Cambia il modo in cui prendiamo decisioni, ci relazioniamo, apprendiamo, e soprattutto, come pensiamo.

Uno studio recente apre una prospettiva affascinante: per capire davvero l’impatto dell’AI sul lavoro umano, dobbiamo studiare la psicologia di chi la usa. Non basta chiederci cosa sa fare l’AI. Dobbiamo chiederci: cosa fa a noi?

Lavorare con la GenAI: un dialogo mentale continuo

Collaborare con un’intelligenza artificiale oggi significa dialogare con un sistema che risponde, suggerisce, completa, corregge. Non è più solo uno strumento passivo: è un “compagno” cognitivo.

Pensiamo a un copywriter che usa GenAI per trovare titoli. O a un medico che chiede un secondo parere clinico. O a uno studente che genera una bozza per poi rielaborarla.

In tutti questi casi, l’essere umano non delega interamente, ma interagisce, riflette, valuta, riformula. Il risultato finale è co-creato, in una dinamica che non è più “comando-esecuzione”, ma circolarità cognitiva.

Efficienza sì, ma a quale costo?

I benefici sono chiari: maggiore rapidità, riduzione dello sforzo, supporto nella stesura o nell’ideazione. Tuttavia, emergono anche alcune ombre psicologiche:

  • Rischio di dipendenza cognitiva: più ci affidiamo all’AI, meno esercitiamo alcune abilità mentali come la memoria, la sintesi o il pensiero critico.

  • Erosione del senso di padronanza: quando il contributo umano si dissolve nell’interazione, può nascere un senso di alienazione.

  • Affaticamento decisionale: l’AI propone molteplici opzioni, ma scegliere resta compito nostro. Questo può aumentare la fatica, non ridurla.

Il pensiero umano cambia quando collabora

La ricerca mostra che l’uso di GenAI modifica la nostra cognizione. Alcuni esempi:

  • Ragionamento più superficiale, se ci affidiamo ciecamente ai suggerimenti.

  • Meno autocorrezione: l’AI completa i pensieri prima che li rielaboriamo.

  • Più creatività “ibrida”: idee nuove emergono dal confronto tra umano e macchina.

La mente si adatta. Ma a che prezzo, e con quale consapevolezza?

Il lavoro non è solo produzione, è costruzione di identità

Oltre la produttività, il lavoro è un luogo psichico dove esprimiamo valori, capacità, senso di utilità. Se l’AI riduce il nostro coinvolgimento, potremmo sentirci più efficienti ma meno essenziali.

Questo impatta sul senso di identità professionale, sull’autoefficacia e sulla motivazione. In alcune categorie (insegnanti, consulenti, creativi), la GenAI può generare vissuti ambivalenti: tra entusiasmo e smarrimento.

Quale futuro per il lavoro psicologico?

Questo scenario ha implicazioni profonde anche per la psicologia del lavoro:

  • Nuovi rischi di burnout cognitivo: legato non al troppo lavoro, ma alla confusione nel ruolo.

  • Ridefinizione delle competenze: non solo tecniche, ma meta-cognitive (come pensare al proprio pensiero).

  • Bisogno di alfabetizzazione psicologica all’AI: capire come funziona, ma anche come ci influenza.

Più che utenti: co-autori del pensiero

La vera sfida non è solo imparare a usare l’AI. È imparare a convivere con essa, senza cedere la responsabilità del pensiero. Significa coltivare una presenza mentale attiva anche quando scriviamo con ChatGPT, analizziamo dati o riflettiamo con sistemi predittivi.

Non possiamo più considerare il nostro pensiero un atto isolato. È un ecosistema in dialogo con la tecnologia.

Se anche tu senti il bisogno di riflettere su come il tuo lavoro (o il tuo pensiero) sta cambiando nell’era dell’AI, su PsyToMeet puoi parlarne con un professionista, in modo riservato, semplice e personalizzato.

 

Link alla pubblicazione scientifica:

https://www.cell.com/trends/cognitive-sciences/fulltext/S1364-6613(25)00088-9

Autori

  • PsyToMeet è una piattaforma online per la psicologia e la psicoterapia in videochiamata, pensata per mettere in contatto persone che cercano supporto psicologico con professionisti qualificati. Offre percorsi personalizzati, flessibili e riservati, accessibili ovunque ci si trovi. Ogni terapeuta è selezionato con criteri rigorosi e può crescere all’interno della piattaforma attraverso un sistema di certificazione professionale. PsyToMeet nasce con l’obiettivo di rendere la psicoterapia più accessibile, autorevole e umana, anche a distanza.

  • Roberto Prattichizzo è psicologo del lavoro e psicoterapeuta con oltre vent’anni di esperienza clinica e organizzativa. Esperto in dipendenze, ha integrato nei suoi protocolli terapeutici la stimolazione magnetica transcranica (rTMS). È autore del libro 'Amore e Cocaina' e fondatore della piattaforma di psicoterapia online PsyToMeet, dove promuove modelli innovativi di intervento psicologico e formazione professionale.