Dentro l’identità professionale degli adolescenti
Il futuro come terra incerta
“Cosa vuoi fare da grande?” È una domanda che tutti abbiamo sentito — e probabilmente odiato — durante l’adolescenza. A volte posta con leggerezza, altre con ansia, quella domanda racchiude una verità profonda: il lavoro non è solo un mestiere, è una parte della nostra identità.
Per i ragazzi e le ragazze di oggi, però, rispondere a questa domanda è sempre più difficile. Vivono in un mondo instabile, pieno di opzioni, ma anche di insicurezze. La pandemia, il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale, la precarietà del lavoro: tutto questo rende il futuro una mappa in continuo movimento.
Ma cosa significa, davvero, costruirsi un’identità professionale durante l’adolescenza?
Cos’è l’identità professionale?
L’identità professionale non è solo sapere “che lavoro voglio fare”, ma è un processo più profondo e articolato. Secondo lo studio, essa include:
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Autodefinizione: Chi sono? Che tipo di persona voglio essere nel mondo del lavoro?
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Scelte esplorative: Quali strade posso provare? Dove mi portano le mie passioni?
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Fattori interni: valori, motivazioni, emozioni.
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Fattori esterni: famiglia, scuola, amici, società.
In adolescenza, questi elementi si intrecciano, si scontrano, si trasformano. E il risultato non è (solo) una scelta scolastica, ma una narrazione di sé che evolve nel tempo.
Un’identità che cambia: fasi e influenze
L’identità professionale non nasce in un giorno. È un processo che passa attraverso tre fasi principali:
1. Diffusione
Il ragazzo non ha ancora preso posizione. Può sentirsi disorientato o poco interessato.
2. Esplorazione
Inizia a interrogarsi, a cercare, a sperimentare. Ma è ancora in fase di scoperta.
3. Impegno
Matura una scelta, sente che un certo ruolo professionale riflette la propria identità.
Tuttavia, questo percorso non è lineare. Alcuni ragazzi tornano indietro, altri saltano fasi, altri ancora restano bloccati. E tutto dipende anche da come si sentono supportati o bloccati dal contesto intorno a loro.
I fattori che fanno la differenza
Lo studio evidenzia quattro grandi aree che influenzano il modo in cui gli adolescenti costruiscono la loro identità professionale:
Il ruolo della comunicazione familiare
Parlare (o non parlare) di futuro in famiglia può facilitare o ostacolare l’esplorazione. I genitori che ascoltano senza giudicare aiutano i figli a riflettere con più libertà.
L’esperienza scolastica
La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un primo spazio di orientamento. Il rapporto con insegnanti, tutor e compagni può ispirare o frenare.
Il confronto con i pari
Gli amici contano: offrono modelli, confronti, sostegno. A volte anche competizione. La dimensione sociale è centrale nella costruzione del sé professionale.
I messaggi culturali e i media
Le rappresentazioni del lavoro nei social, nei media o nella cultura popolare creano aspettative, sogni, illusioni. Il rischio? Costruirsi un’identità su ideali irrealistici o influenzati da stereotipi.
Un tema che ci tocca da vicino
Accompagnare un adolescente nella costruzione della sua identità lavorativa non significa spingerlo a decidere in fretta, ma aiutarlo ad abitare il dubbio con curiosità. Significa riconoscere che l’identità professionale è un processo psicologico, non una semplice scelta pratica.
E significa anche accettare che cambiare idea, esplorare, tornare indietro — non è fallimento, ma evoluzione.
Riflessione finale
Nel mondo del “che farai da grande?”, forse è più utile chiedere: “Chi stai diventando?”
E lasciare che la risposta venga con il tempo, con l’ascolto, con il coraggio di cercarsi.
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Link alla pubblicazione scientifica:
DOI: 10.1016/j.heliyon.2020.e04905