Hai mai avuto la sensazione di essere “fuori tempo”? Di non stare al passo con le tappe della vita adulta che ci si aspetta da te — finire gli studi, trovare lavoro, costruirsi una relazione stabile? Non sei solo. In un mondo dove le carriere si costruiscono a zig zag, le relazioni sono fluide e il concetto di successo cambia ogni anno, orientarsi nella transizione alla vita adulta può essere tanto affascinante quanto destabilizzante.
Un recente studio olandese ha seguito quasi mille giovani per 18 anni, cercando di rispondere a una domanda cruciale: Come influisce il nostro percorso tra studio, lavoro e famiglia sulla salute mentale?
E la risposta è tutt’altro che banale.
Sei “fuori rotta” o solo su un altro cammino?
Lo studio ha individuato sei “percorsi di vita lavoro-famiglia”, cioè combinazioni diverse tra lavoro, studio e genitorialità dai 18 ai 28 anni. Alcuni esempi?
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Chi prosegue a lungo gli studi prima di lavorare.
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Chi lavora e studia insieme.
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Chi diventa genitore presto.
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Chi, invece, passa lunghi periodi senza studiare né lavorare.
Il dato più interessante? Le donne che hanno vissuto il cosiddetto “percorso inattivo” (più di 5 anni senza studio né lavoro) sono quelle che hanno riportato, con il tempo, i livelli più alti di disagio emotivo, sia ansioso-depressivo (problemi internalizzanti) sia comportamentale (problemi esternalizzanti come impulsività o irritabilità).
E negli uomini? Le differenze tra i percorsi di vita e la salute mentale sono risultate meno marcate. Ma attenzione: potrebbe non essere un segno di maggior benessere, bensì di sottorappresentazione o scarsa espressione del disagio — anche a causa di norme culturali sulla mascolinità.
Il disagio cresce (silenziosamente) tra i 20 e i 30 anni
La ricerca ha rilevato un andamento interessante: durante l’adolescenza molti disturbi calano, ma tendono a risalire nella giovane età adulta. In particolare, chi già aveva fragilità psicologiche nell’adolescenza è più a rischio di ritrovarsi in percorsi di vita instabili o “inattivi”, alimentando così un circolo vizioso tra disorientamento e disagio emotivo.
Dunque, ciò che viviamo nella nostra adolescenza può influenzare il modo in cui entriamo nella vita adulta. E i nostri percorsi — professionali, affettivi, esistenziali — possono a loro volta incidere sul nostro equilibrio psicologico.
Uscire dal limbo: non servono risposte perfette, ma presenza
Se ti sei ritrovato in una fase di “stand-by”, senza lavoro né studi, magari dopo una relazione finita o un burnout, sappi che non sei un fallimento. Non stai sbagliando vita. Ma è importante sapere che questi momenti, se si protraggono a lungo, possono influenzare il tuo benessere emotivo.
La chiave non è trovare subito la soluzione, ma riconoscere che ogni percorso ha un impatto. E che chiedere supporto — psicologico, sociale o pratico — non è un segno di debolezza, ma di cura verso te stesso.
Verso una nuova idea di successo (più gentile e flessibile)
Forse è tempo di riscrivere l’idea di “adulto realizzato”. Non più chi ha tutto sotto controllo entro i 30, ma chi riesce a fare i conti con le proprie fragilità senza esserne definito.
Come suggerisce lo studio, non è necessario “spuntare” tutte le caselle del successo convenzionale per stare bene. Ma è importante evitare di restare bloccati troppo a lungo, da soli, in uno stato di inattività o disconnessione.
Se ti senti in un momento di stallo, fermati un attimo. Respira.
Non serve avere tutte le risposte. Ma se questo tema ti riguarda da vicino e senti il bisogno di approfondirlo con un professionista, su PsyToMeet puoi farlo in modo riservato, semplice e personalizzato.
Link alla pubblicazione scientifica
https://doi.org/10.1007/s00127-024-02664-8