Molestie di genere: quando il lavoro diventa invisibilmente tossico

Quando sentirsi svalutate al lavoro logora dentro

[Molestie di genere: quando il lavoro diventa invisibilmente tossico]

“Dai, ci pensi tu a ordinare la torta per la riunione?”,
“Puoi occuparti delle fotocopie per tutti?”
“Per favore, sistema la cucina prima di andare via.”

Ti suona  familiare? Se lavori in un ambiente misto, è probabile che sì. E, anche se può sembrare “solo una richiesta”, dietro quel gesto si nasconde qualcosa di più profondo e subdolo: una cultura lavorativa che assegna compiti “illegittimi”, spesso legati a stereotipi di genere, che minano la nostra identità professionale. E logorano la salute mentale.

Uno studio svedese su oltre 6900 lavoratori e lavoratrici ha fatto emergere dati allarmanti: molte donne, più degli uomini, sono esposte a forme di molestia di genere e incarichi non riconosciuti, che aumentano il rischio di burnout, ansia e depressione.

Molestie di genere: quando non c’è nulla di “sessuale” ma tutto è offensivo

Non serve che ci sia contatto fisico o allusioni sessuali. Le molestie di genere sono atti che denigrano, sminuiscono o mettono in discussione la tua competenza solo perché sei donna.

  • Battutine sessiste

  • Commenti sul tuo aspetto non richiesti

  • Esclusioni dai processi decisionali

  • Allusioni al fatto che sei “troppo emotiva” per certi ruoli

Secondo il modello di Fitzgerald, queste forme di ostilità sono molto diffuse, ma spesso passano inosservate o vengono minimizzate — persino da chi le subisce.

Compiti “illegittimi”: il peso invisibile sulle spalle delle donne

C’è un tipo di stress lavorativo meno noto, ma potentissimo: è quello dei compiti illegittimi. Cioè mansioni che non hanno nulla a che vedere con il proprio ruolo, ma che vengono affidate — guarda caso — più spesso alle donne.

Alcuni esempi?

  • Un’insegnante a cui viene chiesto di organizzare la festa scolastica.

  • Una project manager incaricata di servire il caffè ai clienti.

  • Una psicologa che deve occuparsi della segreteria “perché è brava con le persone”.

Questi incarichi sembrano piccoli. Ma a lungo andare, trasmettono un messaggio potente: “Il tuo ruolo non conta quanto quello degli altri.”
E questo mina autostima, motivazione e salute mentale.

Burnout e depressione: l’effetto collaterale del sentirsi svalutate

Lo studio ha seguito lavoratori e lavoratrici per due anni, scoprendo che:

  • Le molestie di genere prevedono un aumento del rischio di burnout e depressione.

  • I compiti illegittimi sono legati in modo significativo a stress emotivo, esaurimento e umore depresso.

  • E, attenzione: c’è un effetto a catena. Subire molestie porta spesso a ricevere anche più compiti illegittimi, e viceversa. Un circolo vizioso che colpisce più duramente le donne.

Le donne pagano un prezzo più alto

Lo studio ha inoltre evidenziato differenze tra uomini e donne:

  • Le donne colpite da molestie di genere sperimentano un aumento significativo del burnout.

  • I compiti illegittimi hanno un impatto maggiore sulla depressione femminile rispetto a quella maschile.

  • Le donne manager, in particolare, vengono penalizzate per aver “rotto” i ruoli tradizionali e ricevono più spesso incarichi svalutanti.

Perché? Perché la società si aspetta dalle donne che siano comprensive, collaborative, accoglienti. Quando non si conformano, vengono punite in modo sottile ma persistente.

Cosa possiamo fare?

Non possiamo sempre cambiare il contesto in cui lavoriamo, ma possiamo imparare a riconoscere ciò che non è sano. Possiamo imparare a dare un nome alle cose.
Molestia non è solo un gesto fisico. È anche un clima fatto di battute, esclusioni e svalutazioni.

Se ti sei sentita stanca, scoraggiata, o hai perso motivazione per colpa di un ambiente di lavoro tossico, sappi che non è colpa tua.
E non devi affrontarlo da sola.

Se ti rivedi in queste parole e senti il bisogno di parlarne con qualcuno, su PsyToMeet puoi farlo in modo riservato, semplice e personalizzato. Uno spazio per te, dove sentirti finalmente ascoltata.

Link alla pubblicazione scientifica:

https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2022.115520

Autori

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