Smettere di fumare è possibile: il cervello può darti una mano

Un nuovo studio mostra che stimolare aree specifiche del cervello può ridurre il desiderio di nicotina e aumentare le probabilità di smettere di fumare.

Nonostante decenni di campagne informative e terapie farmacologiche, smettere di fumare resta una sfida. Il tabacco continua a causare oltre 8 milioni di morti all’anno nel mondo. Ma cosa succederebbe se, invece di lottare con la forza di volontà, potessimo “rieducare” il cervello per ridurre il bisogno di fumare?

Uno studio condotto alla Medical University of South Carolina ha esplorato questa possibilità utilizzando la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS), una tecnica non invasiva già utilizzata per trattare la depressione. Il team ha esaminato come 10 sessioni di rTMS, mirate alla corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra (una zona del cervello legata al controllo degli impulsi), influenzassero l’attività cerebrale e la capacità di ridurre il consumo di sigarette.

Cosa hanno scoperto?

Lo studio ha coinvolto 42 persone che fumavano almeno 10 sigarette al giorno ed erano motivate a smettere. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto rTMS attivo, l’altro un trattamento “sham”, cioè una stimolazione fittizia. Dopo due settimane, il gruppo che aveva ricevuto il trattamento attivo ha ridotto del 63% il numero di sigarette fumate ogni giorno, rispetto al 39% del gruppo di controllo. Ancora più significativo: il 25% del gruppo attivo ha smesso completamente di fumare, mentre nel gruppo sham nessuno ha raggiunto questo risultato.

Ma il dato più interessante riguarda il cervello. Le scansioni fMRI (risonanza magnetica funzionale) hanno mostrato che la rTMS aumenta l’attività in aree legate al controllo esecutivo, come la corteccia cingolata anteriore dorsale (dACC) e la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC). Allo stesso tempo, riduce l’attività nella corteccia orbitofrontale mediale (mOFC), coinvolta nel desiderio e nella ricompensa. Questa “riconnessione” cerebrale sembra essere il meccanismo alla base della diminuzione del craving.

Il cervello tra controllo e desiderio

Per smettere di fumare non basta sapere che fa male: occorre che il cervello sia in grado di resistere agli stimoli associati al fumo. In chi soffre di dipendenza da nicotina, si crea uno squilibrio tra il sistema della ricompensa (che spinge a cercare il piacere immediato della sigaretta) e il sistema del controllo esecutivo (che ci permette di inibire comportamenti impulsivi). La rTMS sembra ripristinare questo equilibrio.

Non solo: i ricercatori hanno osservato che le persone che, all’inizio del trattamento, mostravano una debole connessione tra aree del controllo e della ricompensa, avevano maggiori probabilità di rispondere bene alla stimolazione. Questo apre la strada a un uso più personalizzato della rTMS, basato sul profilo cerebrale individuale.

Una nuova frontiera per la cura delle dipendenze?

Questo studio, pur con alcune limitazioni (come la mancanza di un follow-up a lungo termine), suggerisce che la stimolazione cerebrale non invasiva potrebbe diventare un prezioso alleato nei percorsi per smettere di fumare. In futuro, combinare la rTMS con percorsi psicoterapeutici personalizzati potrebbe potenziare l’efficacia di entrambi gli approcci.

Se è vero che il fumo agisce sul cervello, forse è proprio dal cervello che possiamo partire per liberarcene.

Link alla pubblicazione scientifica:

DOI: 10.1007/s11682-023-00820-3

Autori

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