Come i bias cognitivi possono anticipare ansia e depressione – e offrire un’occasione per prevenirle
Quando la mente anticipa il malessere
Immagina due persone che ricevono un messaggio ambiguo: “Ne dobbiamo parlare”.
Una pensa: “Sarà qualcosa di bello”.
L’altra pensa: “Avrò fatto qualcosa di sbagliato”.
La differenza non è solo di ottimismo. È il riflesso di bias cognitivi: tendenze abituali nel modo in cui interpretiamo, ricordiamo o prestiamo attenzione alle informazioni. Queste distorsioni non sono solo effetti collaterali del malessere psicologico. Una nuova ricerca ci dice che possono precederlo.
Un recente studio pubblicato nel Clinical Psychology Review (Vos et al., 2025) mostra come alcuni schemi mentali ricorrenti possano predire l’insorgenza futura di ansia e depressione. E questo cambia tutto: perché se il disagio arriva prima nella mente, potremmo imparare a intercettarlo prima che si trasformi in sofferenza.
Che cosa sono i bias cognitivi?
Sono “trucchi” della mente. Piccole distorsioni con cui interpretiamo la realtà.
Spesso automatiche, a volte utili, ma talvolta tossiche.
Esempi comuni:
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Bias di memoria: ricordare solo eventi tristi o fallimenti.
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Bias di interpretazione: vedere minacce dove non ci sono (“non ha risposto: mi odia”).
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Bias attentivi: focalizzarsi sui segnali negativi, ignorando quelli positivi.
Lo studio: una lente sul tempo
I ricercatori hanno analizzato studi longitudinali, ovvero ricerche che seguono le persone nel tempo. L’obiettivo era quello di scoprire se la presenza iniziale di bias cognitivi potesse predire l’insorgere futuro di disturbi depressivi o ansiosi. Risultato: sì, con chiarezza.
In particolare:
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I bias di memoria e di interpretazione sono i più affidabili nel predire futuri sintomi.
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Le persone che ricordano più facilmente eventi negativi o interpretano in chiave pessimista tendono, col tempo, a sviluppare sintomi di depressione o ansia.
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I bias attentivi (come l’iperfocalizzazione su segnali di minaccia) risultano meno predittivi da soli, ma potrebbero facilitare gli altri bias.
Perché è importante
Se i bias anticipano il malessere, possiamo usarli come campanelli d’allarme.
Questo ha implicazioni enormi:
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Diagnosi precoce: identificare chi è a rischio prima che sviluppi i sintomi clinici.
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Prevenzione attiva: intervenire sui pensieri prima che diventino sofferenza.
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Terapie mirate: rafforzare gli approcci cognitivi (come la CBT) che lavorano proprio sui pensieri distorti.
Si possono “allenare” i pensieri?
Sì. Tecniche di modifica dei bias cognitivi (CBM – Cognitive Bias Modification) stanno emergendo come strumenti promettenti.
Si tratta di esercizi digitali o attività terapeutiche che “allenano” la mente a scegliere interpretazioni più realistiche e flessibili.
Conclusione: il futuro della salute mentale comincia dai pensieri
La depressione e l’ansia non compaiono all’improvviso. Spesso iniziano in silenzio, nei pensieri che passano inosservati.
Questo studio ci dice che ascoltare come pensiamo può salvarci dal dolore di domani.
Forse non possiamo sempre controllare quello che ci succede.
Ma possiamo imparare a cambiare il modo in cui lo interpretiamo.
E a volte, è già un primo passo verso la guarigione.
Come riconoscere i bias cognitivi in te stesso
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Tendi a ricordare solo gli insuccessi e mai i successi?
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Interpreti ogni silenzio come un segnale di rifiuto?
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Noti subito ciò che va storto e ignori ciò che funziona?
Se ti riconosci in questi esempi, potresti essere influenzato da bias cognitivi. Parlarne con uno psicologo può aiutarti a ritrovare equilibrio.
Link alla pubblicazione scientifica:
https://www.psychologytoday.com/us/blog/cognition-and-mental-health/202506/can-cognitive-biases-predict-anxiety-and-depression#:~:text=Key%20points,signs%20for%20mental%20health%20issues